Logistica e filiera corta: le due facce dell’evoluzione dell’agribusiness

La logistica è diventata una leva strategica per la competitività del settore agroalimentare. Parallelamente, cresce il ruolo della filiera corta come risposta alla domanda di trasparenza e sostenibilità. Due modelli apparentemente opposti che stanno ridefinendo l’agribusiness e le competenze necessarie per guidarlo.

Negli ultimi anni, inflazione, pandemia e tensioni geopolitiche hanno trasformato profondamente il settore agroalimentare. La logistica, tradizionalmente considerata una funzione operativa, è diventata un elemento strategico per garantire continuità, efficienza e resilienza lungo tutta la filiera.

Allo stesso tempo, si è rafforzato l’interesse per la filiera corta, modello che riduce gli intermediari tra produttore e consumatore e risponde a una crescente richiesta di trasparenza, sostenibilità e prossimità.

Queste due direttrici non sono alternative, rappresentano le due facce della stessa evoluzione. Comprendere come si integrano significa comprendere come sta cambiando l’agribusiness e quali competenze manageriali saranno sempre più richieste alle organizzazioni del settore.

Una logistica sempre più strategica

La supply chain agroalimentare è stata messa sotto pressione da inflazione, pandemia e tensioni geopolitiche: secondo il Food, Beverage and Agriculture Supply Chain Risk Report 2023 di Willis Towers Watson, questi fattori hanno esposto in modo evidente l’instabilità strutturale del settore. La risposta delle imprese più avanzate è stata investire in digitalizzazione: blockchain per la tracciabilità, monitoraggio in tempo reale e intelligenza artificiale per ottimizzare flussi ed efficienza.

Caso di studio: la Control Tower di Barilla

Barilla, ad esempio, ha sviluppato una Control Tower logistica presso l’hub di Pedrignano che integra i principali sistemi di gestione aziendale:

  • ERP (Enterprise Resource Planning) per la pianificazione delle risorse,
  • TMS (Transportation Management System) per il coordinamento dei trasporti,
  • WMS (Warehouse Management System) per la gestione dei magazzini,
  • YMS (Yard Management System) per l’organizzazione delle aree di carico e scarico.

L’infrastruttura coordina oltre 75.000 trasporti all’anno e una capacità di stoccaggio superiore a 350.000 pallet: un esempio di come la logistica smetta di essere una funzione puramente operativa per diventare una leva di stabilità competitiva.

Le politiche pubbliche

Anche le istituzioni stanno sostenendo questa evoluzione. Il PNRR ha destinato 552 milioni di euro allo sviluppo della logistica per agroalimentare, pesca, silvicoltura e florovivaismo, attraverso contratti di filiera, ammodernamento dei mercati all’ingrosso e potenziamento della logistica portuale, con l’obiettivo di ridurre i costi ambientali ed economici dei trasporti e sostenere la digitalizzazione del comparto.

Il ritorno della filiera corta

Parallelamente si consolida un modello distributivo fondato sulla prossimità. Il Decreto Legislativo 228/2001 definisce la filiera corta come “un sistema caratterizzato da un numero limitato di passaggi commerciali tra produttore e consumatore”

Tale sistema continua a registrare una crescita significativa, in funzione di vantaggi oggi documentati.

Secondo Agriregionieuropa, in Italia sono decine di migliaia le aziende agricole che praticano la vendita diretta, generando un valore complessivo di circa 2,5 miliardi di euro. Per i consumatori, questo modello può tradursi in risparmi compresi tra il 20% e il 35% rispetto ai canali tradizionali, oltre a garantire una maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi e una riduzione delle emissioni legate ai trasporti, secondo il principio dei food miles.

Non mancano le criticità: la filiera corta è meno efficiente per produzioni di grande scala o per beni che richiedono trasformazioni complesse, e richiede controlli rigorosi sui disciplinari per evitare fenomeni speculativi che ne minerebbero la credibilità.

Due logiche complementari

Lungi dall’essere in competizione, logistica avanzata e filiera corta rispondono alla stessa domanda di fondo: come rendere il sistema agroalimentare più resiliente, trasparente e sostenibile.

Le grandi filiere industriali puntano su scala, digitalizzazione e resilienza infrastrutturale; la filiera corta punta su prossimità, fiducia e riduzione degli sprechi di intermediazione.

Per le imprese dell’agribusiness, la sfida dei prossimi anni sarà probabilmente quella di integrare entrambe le logiche, usando gli strumenti digitali anche per rendere più efficienti e tracciabili le filiere brevi, così da unire la robustezza dei grandi sistemi logistici alla trasparenza e sostenibilità dei modelli di prossimità.

Le implicazioni per la leadership dell’agribusiness

Questa evoluzione non riguarda soltanto infrastrutture e processi. Richiede una nuova capacità di governo delle organizzazioni.

L’integrazione tra logistica, innovazione digitale, sostenibilità e relazioni di filiera rende sempre più centrali figure manageriali in grado di leggere sistemi complessi, coordinare competenze interdisciplinari e guidare processi di trasformazione.

Per le imprese dell’agribusiness, la competitività dipenderà sempre meno dalla sola efficienza operativa e sempre più dalla qualità della leadership chiamata a interpretare questi cambiamenti. È in questo equilibrio tra visione strategica ed execution che si giocherà una parte importante dell’evoluzione del settore nei prossimi anni.

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