Fashion & Luxury: crescita selettiva e nuove priorità di leadership verso il 2026

Il rallentamento dei volumi non interrompe la traiettoria del settore, ma ne ridefinisce le logiche di crescita. Tra disciplina finanziaria, innovazione e valorizzazione del talento, il Fashion & Luxury entra in una nuova fase.

Fashion&Luxury, rallenta ma non cambia la direzione

Il 2025 segna una fase di raffreddamento per il settore Fashion & Luxury.

LVMH ha chiuso l’anno con ricavi pari a 80,8 miliardi di euro, in calo del 5%, e un margine operativo del 22%. All’interno del gruppo, la divisione Fashion & Leather Goods ha registrato una flessione dell’8%.

Si tratta di un dato rilevante, ma non inatteso. Più che un’inversione di tendenza, riflette una fase di normalizzazione dopo anni di crescita sostenuta, influenzata da fattori macroeconomici, rallentamento della domanda cinese e maggiore selettività dei consumatori.

Non a caso, il gruppo mantiene una linea strategica coerente: investimenti continui, sviluppo dei brand e rafforzamento della desiderabilità come leva competitiva.

Il 2026: meno espansione, più qualità della crescita

Le evidenze del report Deloitte Global Powers of Luxury 2026 confermano un cambio di fase.

Su un campione di 420 executive del settore provenienti da 10 Paesi emergono alcune direttrici chiare:

  • fiducia nel ritorno alla crescita, sia in termini di ricavi sia di marginalità
  • la Cina resta il principale driver della domanda globale, nonostante il rallentamento recente
  • il 2026 non sarà caratterizzato da espansioni aggressive, ma da investimenti selettivi e mirati

In particolare, per i C-level italiani le priorità di investimento si concentrano su:

  • Customer experience e loyalty (38%) costruita anche attraverso una rinnovata attenzione ad aspetti valoriali e di brand equity;
  • Innovazione (20%) e accelerazione digitale (18%), in relazione all’integrazione di fisico e digitale nella relazione con il cliente
  • Ingresso in nuovi segmenti (14%)
  • M&A e brand extension (10%) con grande attenzione e selettività nell’investimento

Il dato più distintivo riguarda però il capitale umano: l’Italia si colloca al primo posto per investimenti nel talento (24% delle risposte, contro una media globale dell’11,4%). Un segnale coerente con il posizionamento del Made in Italy, dove creatività e competenze restano asset centrali.

Leadership e Executive Search: verso nuovi profili C-level

“Il cambio di paradigma ha un impatto diretto sulla leadership richiesta alle organizzazioni – commenta Carlo Caporale, CEO di Alias Executive – Se nella fase precedente il focus era sulla crescita accelerata e l’espansione, oggi diventa centrale la capacità di leggere i segnali deboli della domanda globale per anticipare il cambiamento, mantenere la coerenza di brand in contesti complessi e frammentati e soprattutto bilanciare disciplina finanziaria e investimento strategico.”

Che tipo di profili C-level ricercano le aziende del settore che vogliono restare competitive?

“La leadership nel Fashion & Luxury si sposta quindi verso profili più completi – continua Caporale – capaci di operare in contesti maturi e di guidare organizzazioni in una fase di maggiore selettività.”

Le aziende non cercano più esclusivamente leader orientati all’espansione, ma profili in grado di:

  • gestire complessità organizzativa e mercati meno prevedibili
  • valorizzare il capitale umano come leva competitiva
  • integrare competenze creative, digitali e manageriali
  • sostenere la crescita senza compromettere la solidità del brand

In un settore in cui la desiderabilità resta centrale, la differenza competitiva si gioca sempre più sulla qualità delle decisioni strategiche e sulla capacità di chi le prende.

Il 2026 non sarà un anno di rottura, ma di consolidamento. E, come spesso accade nelle fasi di transizione, saranno le scelte di leadership a determinare chi riuscirà a trasformare il rallentamento in un’opportunità di rafforzamento.

Superare i confini settoriali: innovare significa ridefinendo il perimetro competitivo

L’intelligenza artificiale non è l’unica forza potente che sta rimodellando il business globale.

Un altro dato interessante della Global CEO Survey PwC riguarda i confini tra i settori, che sono sempre più sfumati. Il 42% dei CEO afferma che la propria azienda ha iniziato a competere in nuovi settori negli ultimi cinque anni. Tra chi pianifica acquisizioni nei prossimi tre anni, il 44% prevede operazioni fuori dal proprio settore di appartenenza.

È un numero che racconta una dinamica profonda: le aziende stanno superando i confini tradizionali del proprio settore per cercare nuove traiettorie di crescita. È una scelta di innovazione strategica che richiede capitale, competenze, governance. E soprattutto tempo.